Foreste e Boschi

Oltre tre milioni di alberi piantati tra aprile 2024 e marzo 2025: è questo il dato riportato nell’ultima edizione dell’Atlante delle Foreste di Legambiente. Numeri importanti, ma che da soli non raccontano l’intera storia: il patrimonio forestale italiano è in crescita, ma la sua capacità di resistere nel tempo rappresenta oggi la vera sfida.

In un contesto globale in cui la superficie forestale diminuisce, l’Italia emerge infatti come un’eccezione positiva: la copertura boschiva nazionale cresce e oggi copre circa il 37% del territorio. Ma la vera domanda non riguarda solo la quantità di alberi piantati, bensì la qualità del patrimonio forestale che stiamo costruendo.

Per capire quanto questi numeri siano significativi e cosa rappresentino realmente per il territorio, conviene guardare più da vicino i dati disponibili.

A che punto siamo?

Come sottolinea Rivista Sherwood, rispondere con precisione alla domanda “quanti alberi piantiamo ogni anno in Italia” è tutt’altro che semplice. Nel nostro Paese manca infatti un sistema di monitoraggio nazionale che raccolga e aggiorni in modo sistematico i dati sulla messa a dimora di nuovi alberi.

In questo vuoto informativo si inserisce l’Atlante delle Foreste, l’indagine annuale realizzata da Legambiente e AzzeroCO2, con il supporto tecnico di Compagnia delle Foreste, che rappresenta oggi il riferimento più completo disponibile.

La quinta edizione dell’Atlante, riferita al periodo tra aprile 2024 e marzo 2025, parla di oltre 3 milioni di alberi messi a dimora, pari a circa 4.000 ettari di nuove superfici forestali, con un incremento del 31% rispetto all’anno precedente. I progetti analizzati sono 294, distribuiti tra ambiti urbani ed extraurbani lungo tutta la Penisola.

Chi sta piantando oggi in Italia

Il ruolo trainante del PNRR e delle Città metropolitane

Negli ultimi anni, i principali promotori della forestazione sono stati i soggetti pubblici, con le Città metropolitane in prima linea grazie ai fondi del PNRR e al Decreto Clima. Tra le città, Messina (con 357.612 piante) e Roma (con 265.501 piante) guidano la classifica per numero di alberi piantati, seguite da altre grandi realtà del Sud Italia. Buona parte dei progetti avviati nel 2022 ha già superato la fase di impianto, evidenziando una capacità organizzativa significativa da parte degli enti locali.

Regioni a due velocità

A livello regionale, invece, i ritmi sono disomogenei. L’esaurimento del Programma di Sviluppo Rurale 2014–2022 e il lento avvio del nuovo Complemento Regionale per lo Sviluppo Rurale 2023–2027 hanno rallentato diversi interventi. Otto Regioni risultano quasi ferme sugli impianti, mentre il Trentino-Alto Adige spicca come esempio virtuoso con oltre 748.000 alberi messi a dimora.

Il calo degli investimenti privati

Tra le aziende, gli investimenti in forestazione legati alle strategie di Responsabilità Sociale d’Impresa (CSR) hanno registrato un calo netto, pari al 72%, tradotto in circa 40.800 nuovi alberi. Secondo l’Atlante, questo non va interpretato come un disinteresse, ma come un cambiamento di approccio: le imprese orientano sempre più i propri progetti verso interventi integrati di tutela ambientale, oltre il semplice rimboschimento.

Quantità non è qualità: il nodo delle foreste mature

Accanto ai dati positivi sulla messa a dimora, emergono però criticità strutturali. In Italia pochi boschi possono essere definiti secolari, mentre molti vengono sottoposti a tagli dopo 10 – 20 anni. Questo ciclo breve riduce drasticamente la capacità di assorbimento della CO₂, vanificando parte dei benefici climatici attesi.

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I primi anni di vita: il momento più fragile

Il successo di un progetto di forestazione si gioca soprattutto nei primi anni dopo la messa a dimora. È in questa fase che le giovani piante sono più esposte a:

  • stress idrico
  • ondate di calore
  • eventi climatici estremi
  • parassiti.

Come sottolineato da Legambiente, «[…] non basta piantare ma bisogna progettare, scegliendo le specie adatte al contesto e garantendo la loro manutenzione nel tempo». Tecniche di adattamento climatico, irrigazioni di soccorso e interventi di manutenzione sono determinanti per garantire la sopravvivenza degli impianti.

Alberi e servizi ecosistemici: un capitale economico da proteggere

La forestazione non è solo una scelta ambientale, ma un vero investimento in capitale naturale. Secondo le stime dell’Atlante delle Foreste, le nuove aree verdi generano più di 20,6 milioni di euro l’anno in servizi ecosistemici, considerando la mitigazione climatica, la qualità dell’aria e del suolo, il valore socio-culturale e quello di lascito per le future generazioni.

In media, ogni ettaro di foresta vale oltre 5.000 euro all’anno. Perdere un impianto nei primi anni – o vederlo distrutto da incendi – significa quindi non solo un danno ambientale, ma anche una perdita economica concreta, particolarmente rilevante quando si tratta di risorse pubbliche o fondi PNRR.

Dalla forestazione alla gestione: il ruolo del monitoraggio continuo

Se la messa a dimora è oggi relativamente ben tracciata, ciò che accade dopo è molto meno monitorato. Mancano spesso dati in tempo reale sulle condizioni microclimatiche e sullo stato di salute delle piante, rendendo difficile intervenire prima che i danni diventino irreversibili.

Proteggere questo capitale significa, inoltre, anche prevenire e arginare gli incendi, che minacciano sia le nuove piantumazioni che i boschi maturi.

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In questo contesto, strumenti di monitoraggio forestale e sistemi di allerta precoce rappresentano un’evoluzione fondamentale per la gestione dei boschi. Tecnologie come Silvanet, sviluppate da Borevit, permettono di intercettare tempestivamente gli incendi nella fase covante, quando l’intervento è ancora possibile ed economicamente sostenibile, contribuendo a proteggere il patrimonio forestale e gli investimenti effettuati.

Non si tratta di sostituire la gestione forestale tradizionale, ma di rafforzarla con dati continui, a supporto delle decisioni di tecnici, enti pubblici e gestori del territorio.

Verso una forestazione più matura e resiliente

I numeri raccontano un’Italia che sta investendo nel verde. Ma il vero salto di qualità passa dalla capacità di trasformare la forestazione in un progetto di lungo periodo: scegliere le specie giuste, pianificare la manutenzione, monitorare l’evoluzione degli impianti e prevenire i rischi.

Conclusione: piantare è solo l’inizio

Piantare milioni di alberi è un segnale incoraggiante, ma non sufficiente. Senza gestione, prevenzione e monitoraggio, il rischio è perdere rapidamente ciò che si è costruito.
Il futuro della forestazione passa dalla qualità delle foreste, dalla loro resilienza e dalla capacità di ascoltare i segnali dell’ecosistema in tempo reale. Solo così il capitale naturale potrà davvero crescere e durare.

Contatta Borevit per una consulenza.

 

 

 

 

 

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