Oggi la superficie forestale italiana sfiora gli 11 milioni di ettari, pari al 36,4% del territorio nazionale: in altre parole, più di un terzo del Paese è coperto da foreste.
È questo il punto di partenza di Foreste in Comune, il primo rapporto della collana PEFC Italia dedicato alla dimensione forestale dei comuni italiani. Un’indagine che non si limita a misurare quanto bosco abbiamo, ma prova a capire dove si concentra e in quali contesti territoriali si inserisce, mettendo in relazione la presenza forestale con dinamiche demografiche, sociali ed economiche.
Il risultato è la fotografia di un’Italia nella quale il bosco non può più essere considerato soltanto una componente ambientale. È ormai una parte strutturale del territorio e, proprio per questo, anche una questione di pianificazione.
Quasi il doppio del 1970
La crescita della superficie forestale italiana è il risultato di un processo iniziato da decenni. Rispetto al 1970, quando i boschi occupavano circa 6 milioni di ettari, la loro estensione è quasi raddoppiata.
Nello stesso arco temporale, invece, la Superficie Agricola Utilizzata (SAU) è diminuita del 21,5%. Dal 2020, secondo il rapporto, la superficie forestale ha quindi superato quella agricola utilizzata.
Il fenomeno si inserisce nelle profonde trasformazioni che hanno interessato soprattutto le aree rurali e montane: l’abbandono di alcune attività agricole e pastorali ha favorito, nel tempo, la ricolonizzazione naturale di parte dei territori da parte della vegetazione forestale.
Il risultato è un patrimonio estremamente diversificato. In Italia sono presenti 23 tipologie forestali e 117 specie arboree; il nostro Paese ospita inoltre 10 delle 14 categorie forestali individuate dall’Agenzia Europea dell’Ambiente come rappresentative della variabilità ecologica delle foreste europee.
Dove si concentra il bosco italiano?
La distribuzione delle foreste è tutt’altro che uniforme.
L’indagine ha calcolato per ciascuno dei 7.896 comuni italiani l’Indice di Boscosità (Ib), cioè il rapporto tra la superficie forestale e la superficie complessiva del territorio comunale.
Il dato restituisce una geografia molto netta: i 3.149 comuni con un Indice di Boscosità superiore al 40% ospitano oltre tre quarti della superficie forestale nazionale.
All’estremo opposto, quasi la metà dei comuni italiani presenta un indice inferiore al 20%. In questi territori si concentra meno del 10% del bosco nazionale, ma vive oltre il 65% della popolazione.
Ancora più significativo è il dato sui comuni definiti dal rapporto “iper boscosi”: sono 495, con oltre l’80% del territorio coperto da foreste, e rappresentano appena l’1% della popolazione italiana. Eppure, nel loro insieme, ospitano quasi il 14% dell’intera superficie forestale nazionale.
Il bosco, dunque, è fortemente concentrato in territori caratterizzati da bassa densità abitativa.
Piccoli comuni, grandi patrimoni forestali
Il legame tra dimensione demografica e presenza forestale emerge con particolare chiarezza nei comuni più piccoli.
I comuni con meno di 1.000 abitanti sono 1.932, circa un quarto del totale. Pur rappresentando una quota molto ridotta della popolazione nazionale, concentrano il 23,8% della superficie forestale italiana.
Tra questi, il rapporto individua 325 piccoli comuni con un Indice di Boscosità superiore all’80%. In questi territori, che rappresentano appena lo 0,3% della popolazione italiana, la disponibilità di superficie forestale per abitante arriva a essere circa 20 volte superiore alla media nazionale.
È una sproporzione che aiuta a comprendere una delle questioni centrali sollevate dall’indagine: le aree che custodiscono una parte significativa del patrimonio forestale italiano non coincidono necessariamente con quelle dove si concentra la popolazione o la capacità economica del Paese.
Ma questo non significa, automaticamente, che siano territori poveri o destinati al declino.
Il bosco non significa necessariamente declino
L’analisi del rapporto mostra infatti che la relazione tra presenza forestale e condizioni socioeconomiche è più articolata di quanto potrebbe suggerire una semplice associazione tra bosco e marginalità.
La presenza forestale è maggiore nei territori scarsamente popolati, ma la bassa densità insediativa non coincide necessariamente con fragilità economica.
Un esempio arriva dalle dinamiche migratorie. Tra il 2021 e il 2025, 932 comuni hanno registrato un saldo migratorio superiore a +10 per mille. Questi comuni ospitano il 10,65% della superficie forestale nazionale e, per oltre tre quarti, presentano un Indice di Boscosità superiore al 60%.
Il dato, però, non dimostra che sia il bosco a rendere attrattivo un territorio. Il rapporto è esplicito nel non stabilire un rapporto causale diretto. La lettura proposta è piuttosto quella di territori nei quali condizioni economiche e sociali favorevoli possono creare anche opportunità per la valorizzazione del patrimonio forestale.
È una distinzione importante: la presenza del bosco può rappresentare una risorsa, ma non è di per sé una spiegazione dello sviluppo o dell’attrattività di un territorio.
Territori boscosi, traiettorie diverse
La differenza emerge ancora più chiaramente quando la presenza forestale viene osservata insieme agli indicatori economici.
L’analisi delle 387 Comunità Territoriali montane mostra innanzitutto quanto sia diffusa la presenza del bosco: il 71,3% delle Comunità Territoriali presenta un Indice di Boscosità compreso tra il 40% e l’80%.
Ma queste comunità non hanno tutte lo stesso profilo socioeconomico.
Nelle Alpi Orientali, 37 Comunità Territoriali su 43 si trovano nella classe più elevata di PIL pro capite; nell’Appennino settentrionale sono 38 su 43. In entrambi i casi, quindi, un’elevata presenza forestale convive frequentemente con sistemi territoriali caratterizzati da livelli economici elevati.
Il quadro cambia nell’Appennino centrale, dove 46 Comunità Territoriali su 71 superano i 25.000 euro di PIL pro capite, ma 48 presentano anche un’elevata specializzazione agricola. La sovrapposizione tra i due fenomeni è limitata e, secondo il rapporto, in alcuni casi l’elevata incidenza delle filiere agricole può essere più indicativa di una condizione di arretratezza che di successo economico.
La distanza è ancora più evidente nel Mezzogiorno. Nell’Appennino meridionale continentale solo 23 Comunità Territoriali su 85 superano i 25.000 euro di PIL pro capite; nelle montagne siciliane sono 4 su 19 e in quelle sarde 8 su 33. Al contrario, l’elevata incidenza delle filiere agricole riguarda rispettivamente 70, 15 e 29 Comunità Territoriali.
Il confronto porta a una considerazione precisa: non esiste una relazione automatica tra quantità di bosco e sviluppo economico. Territori caratterizzati da un’elevata presenza forestale possono avere condizioni economiche molto diverse.
Il valore del patrimonio forestale va quindi letto all’interno del sistema territoriale in cui è inserito: insieme alle attività economiche, alle filiere produttive, alla popolazione, ai servizi e alla capacità di gestione.
Dal comune alla comunità territoriale
È proprio questo uno dei messaggi più rilevanti dell’indagine.
Dei circa 11 milioni di ettari di superficie forestale italiana, circa tre quarti si trovano in territorio montano. Per analizzare questa realtà, il rapporto sposta quindi l’attenzione dal singolo comune alle Comunità Territoriali individuate dal Rapporto Montagne Italia 2025.
La scelta nasce dalla necessità di osservare fenomeni che difficilmente si esauriscono all’interno di un singolo confine amministrativo. Il bosco, così come le filiere agricole, le dinamiche demografiche e le attività economiche, appartiene infatti a sistemi territoriali più ampi.
In questa prospettiva, la politica forestale diventa anche politica territoriale: non soltanto tutela e gestione del patrimonio boschivo, ma coordinamento tra risorse ambientali, attività economiche e caratteristiche delle comunità locali.
Una risorsa che richiede gestione
Le foreste italiane svolgono inoltre una funzione fondamentale sul piano ambientale. Secondo i dati riportati nell’indagine, gli ecosistemi forestali italiani immagazzinano circa 1,24 miliardi di tonnellate di carbonio e assorbono annualmente circa 46,2 milioni di tonnellate di CO₂ dall’atmosfera.
Ma il valore del patrimonio forestale non dipende soltanto dalla sua estensione.
Il rapporto evidenzia diverse criticità: carenze nella pianificazione e nella gestione forestale sostenibile, livelli ancora limitati di certificazione, fenomeni di illegalità nella filiera legno-energia e una significativa dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento di legname.
Avere più boschi, quindi, non significa automaticamente avere boschi meglio gestiti.
La crescita della superficie forestale rende ancora più importante conoscere questo patrimonio, pianificarne la gestione e coordinare le politiche che lo riguardano.
Una nuova questione territoriale
Foreste in Comune propone, in definitiva, di cambiare prospettiva.
Se il bosco occupa oltre un terzo del territorio italiano e si concentra soprattutto nei comuni montani e a bassa densità abitativa, la sua gestione non può essere considerata una questione esclusivamente forestale.
Diventa una questione territoriale, che coinvolge ambiente, agricoltura, economia, demografia, pianificazione e capacità amministrativa.
Il confronto tra le diverse Comunità Territoriali mostra inoltre che la presenza di un grande patrimonio forestale non conduce da sola a un determinato modello di sviluppo. In alcuni territori il bosco convive con economie solide e dinamiche demografiche positive; in altri si inserisce in contesti caratterizzati da maggiore fragilità.
Per questo, la sfida è creare le condizioni perché questo patrimonio possa essere gestito e valorizzato in modo coerente con le caratteristiche economiche, sociali e ambientali dei territori che lo custodiscono.
L’Italia è ormai, nei termini utilizzati dal rapporto, una “Nazione Forestale”. La questione dei prossimi anni sarà quindi come governare un patrimonio così esteso, diversificato e distribuito in modo così disomogeneo sul territorio.
Fonte: “Foreste in Comune” – indagine socio-economica sul patrimonio forestale dei comuni italiani promossa da Pefc Italia con il supporto di Uncem, Legambiente, Consorzio Caire e Sistema informativo forestale Nazionale.

